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ACQUARICA DEL CAPO

 

 
       
  COME SI RAGGIUNGE DAL CAPOLUOGO Il centro urbano si puo’ raggiungere da strade statali (n° 101 Salentina di Gallipoli e n° 274 Salentina di Patu’, oppure n° 101 Salentina di Gallipoli, n° 459 di Parabita e n° 475 di Casarano) o da strade provinciali varie interne.
 
 
  DISTANZA DAL CAPOLUOGO Km. 58  
  POPOLAZIONE 4878  
  SUPERFICIE kmq. 18,37  
  MUNICIPIO P.zza Municipio, 2

Tel. 0833 721106

 
  POLIZIA URBANA P.zza Municipio

Tel. 0833 721182

 
  GUARDIA MEDICA Via Toscanini (Presicce)

Tel. 0833 727531

 
  UFFICIO POSTALE Via Sandro Pertini

Tel.

 
  C.A.P. 730  
  PREFISSO TELEFONICO 0833  
       
  MERCATO SETTIMANALE Mercoledì  
       
 

ACQUARICA DEL CAPO


Ricca di acqua è il significato, più che appropriato, del nome di questo paese, da cui lo stemma civico raffigurante una fontana zampillanti di acqua. Il castello, che oggi ricade nel centro abitato, è l’unico elemento che ci aiuti a ripercorrere il passato di questo paese.

Acquarica del Capo è un ridente centro agricolo noto per i suoi vini; può vantare la presenza di un importante castello fatto costruire dai Normanni nel 1342: fu ricostruito poi, ed ampliato nel XIII secolo dal feudatario Giovanni Antonio Orsini del Balzo.
Il castello aveva planimetria quadrangolare con lati di circa 40 metri ed era protetto da quattro torrioni circolari; all'incuria del tempo e sfuggito un solo torrione per fortuna ancora oggi ben conservato. Nell'immediata periferia del paese fa bella mostra di se anche una masseria fortificata munita di una torre. Caratteristica in Acquarica del Capo è l'attività principale attorno alla quale ruota l'artigianato locale, tanto caratteristica ed importante, che ha determinato il soprannome degli abitanti del paese. Spurtari (costruttori di sporte e canestri di giunco), così sono ancora oggi chiamati gli acquaricesi. La produzione di cesti, sporte, panieri (contenitori un tempo indispensabili per la massaia ed il contadino) è una tradizione molto antica che sfruttava positivamente una materia prima che cresceva rigogliosa proprio negli acquitrini e nelle malsane paludi: la pianta del giunco. La lavorazione del giunco (palieddhu) ha ancora oggi del sacrale e si rifà sempre a regole e gesti antichi. Una volta raccolti gli giunchi vengono sottoposti a due trattamenti la bollitura e la zolfatura che danno elasticità, flessibilità e resistenza; caratteristiche indispensabili per la loro lavorazione. Si passa quindi al lavoro di intreccio. A chi dovesse andare in giro per le viuzze di Acquarica del Capo potrebbe accadere di imbattersi, anche se questo diventa di giorno in giorno sempre più raro, in capannelli di persone sedute a cerchio per terra o lungo i muri che muovendo abilmente le mani, facendo leva sui piedi e sulle ginocchia, per meglio eseguire l'intreccio, danno vita a dei piccoli capolavori.
La tradizione e testimonianze certe dicono che alcuni esemplari di questi cesti e panieri furono esposti nel lontano 1873 all'Esposizione mondiale di Vienna dove ottennero il premio per la migliore creazione artigianale. Lusinghiero successo ebbero anche alla successiva mostra nazionale di Torino ed a testimoniare questo bastano le numerosissime ordinazioni che a quel momento arrivarono da ogni parte d'Italia. Patrono e santo protettore di Acquarica del Capo è San Carlo Borromeo a cui è dedicata la seicentesca Parrocchia, voluta dal Barone Fabrizio Guarino e più volte restaurata. Il culto del Santo milanese è alquanto diffuso nel sud, dove lasciò esempi di magnanimità e prodigalità. L'elezione di San Carlo a protettore del paese secondo la tradizione popolare, si fa collegare ad una miracolosa guarigione che un nobile del posto, il Barone Fabrizio Guarino, ottenne per intercessione del Santo. La festa patronale cade la domenica successiva al 4 novembre La domenica successiva ad ogni 8 settembre si festeggia invece la Madonna del Ponte.

 

 
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